San Girolamo: dal 2 al 5 gennaio 2018 giornate di spiritualità per studenti con don Michele Pace. Via alle iscrizioni

 “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”: il Msac, Movimento studenti di Azione cattolica, propone quattro giorni fra spiritualità e amicizia a Casa San Girolamo alla ricerca di Dio nella letteratura italiana.
«Lo studio, la ricerca non sono soltanto finalizzati al conseguimento a titoli di studio – chiarisce don Michele Pace, che guiderà le giornate –, ma sono veri e propri percorsi di crescita umana e spirituale. Anche le discipline di studio infatti possono essere motivi per ricercare quella Verità che abita nel profondo della nostra interiorità».
«Quest’anno – aggiunge l’assistente – vogliamo provarci, mettendoci in ascolto di alcuni autori della letteratura italiana che cercheremo di interrogare sul loro percorso spirituale. Aspettiamo in maniera particolare gli studenti di scuola superiore!».

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Uno spazio e un tempo per prendersi cura della vita. Ecco il calendario delle attività di San Girolamo 2017/18

Perché la nostra vita fiorisca è necessario che il tempo e lo spazio si accordino e diventino quel terreno dove porre saldamente le radici e ricevere il giusto nutrimento. Casa San Girolamo vuole essere per tutti i soci di Azione cattolica, e non, questa possibilità di vita. L’esperienza di Spello, infatti, intende rappresentare proprio questo spazio e questo tempo in cui mettersi in ascolto dello Spirito che nutre la vita stessa così da essere un cammino gioioso.
Anche quest’anno Casa San Girolamo si prepara a ospitare momenti di grande respiro spirituale, nella dimensione della ricerca e della cura di un’autentica spiritualità laicale.
Ci faremo accompagnare anzitutto dall’ascolto della Parola di Dio, che nutrirà in maniera particolare i tempi forti dell’Avvento e della Quaresima. Nello stesso tempo interrogheremo le varie dimensioni della vita, come lo studio e l’arte, per farne occasione di incontro con Dio. Inoltre, con intelligenza creativa, illuminata dallo Spirito, costruiremo insieme dei percorsi di ricerca, spirituale e culturale, che possano servire alla vita del singolo e dell’intera associazione, all’animazione della comunità cristiana nella quale siamo inseriti e ad una presenza attiva nella società. Infine cercheremo di farci parlare dalla bellezza della natura che circonda Spello e dalla ricchezza del tessuto umano e religioso del suo territorio per farne vie privilegiate per un dialogo interiore. Continua a leggere

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Giornata mondiale dei poveri: Carlo Carretto-Francesco e la rivelazione del crocifisso di San Damiano

Domenica 19 novembre, Giornata mondiale dei poveri: papa Francesco ha indetto questa giornata per porre attenzione al tema della povertà,e rimettere al centro i poveri nel mondo. Nel suo breve e inteso messaggio per la giornata, Bergoglio ha espresso alcune indicazioni che partono dalla parola (non amiamo a parole ma con i fatti…), che individuano nella comunità il luogo privilegiato per vivere in povertà e servire i poveri con lo stile delle prime comunità. Per aiutare la riflessione in questa giornata proponiamo alcune frasi tratte dal libro di Carlo Carretto Io Francesco.

«Il crocifisso di S. Damiano mi aveva rivelato una cosa molto importante che cercai di non dimenticare, anzi che fu la guida costante della mia vita. 
La povertà non consisteva nell’aiutare i poveri, consisteva nell’essere povero. Aiutare i poveri era cosa fondamentale essendo parte ed espressione della carità, ma essere povero era un’altra cosa.
Gesù era stato povero. Io, Francesco, volevo essere povero.
Cosa significasse essere povero incominciavo a vederlo con chiarezza sia guardando i poveri sia guardando Gesù. Essere poveri significava non avere nulla o quasi nulla, significava non possedere ricchezze, non possedere cose, non possedere denaro, non possedere sicurezze, proprio come i poveri, proprio come Gesù. E questo non era ancora tutto: era solo il segno esterno, visibile della povertà.
La povertà vera andava al fondo delle cose e toccava lo spirito. Difatti Gesù aveva detto: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Quanto mi interessavano queste parole! Quanto cercavo di capirne il significato! Beati i poveri in spirito! Voleva dire che i poveri non erano tutti uguali. Voleva dire che c’erano poveri in spirito e poveri… soltanto poveri.
Difatti pensando ai poveri incontrati nella mia vita, specie negli ultimi tempi, incominciai a vedere con evidenza che c’erano dei poveri soltanto poveri, molto tristi, sovente arrabbiati e certamente non beati.
E poi – me lo ricordavo benissimo – c’erano dei poveri beati. Poveri in cui la povertà era un vestito bello. Poveri che avevano la convinzione di essere guidati da Dio, sorretti dalla sua presenza.
Poveri capaci di amare nonostante le angherie subite, pazienti nelle prove, ricchi di speranza, forti nelle avversità. Poveri che erano beati perché ogni giorno potevano testimoniare che Dio era presente nella loro vita e che provvedeva a loro come agli uccelli del cielo che non posseggono granaio.
Questo sì che mi interessava a fondo.
Poter testimoniare a me stesso e agli uomini che Dio solo mi bastava e che non dovevo preoccuparmi di nulla, proprio di nulla, come “i gigli del campo che non filano e non tessono, ma nemmeno Salomone è vestito come loro” (Mt 6,25-34). Il pensiero di essere sfamato, vestito, guidato da Dio stesso mi esaltava e nessuna forza al mondo mi avrebbe convinto a cambiare idea. Mettere da parte anche pochi soldi, tenere una dispensa, comprare una casa sarebbe stato per me una mancanza di fiducia nel mio Signore.
Oh! Non è che io pretendessi questo modo di vivere da tutti gli uomini, da mio padre ad esempio. Era cosa impossibile e la città aveva altre leggi che la governavano, gli uomini vocazioni diverse.
Questo l’avrei preteso da me che volevo essere testimone dell’amore di Dio e l’avrei preteso da coloro che mi avrebbero seguito. Difatti da un po’ di tempo cominciavo a pensare e a desiderare di essere seguito in questo genere di vita e a sognare di avere dei compagni con cui condividere la fede e cantare le lodi dell’Altissimo mio Signore, veramente signore della nostra vita. 
Così vedevo il religioso, il consacrato, colui che aveva tutto abbandonato proprio per seguire Gesù ed essere sulle strade del mondo testimone dell’invisibile Dio.
La scelta del povero non era quindi una scelta sociale, politica, ma una scelta mistica.
Ai miei tempi non mancavano le lotte sociali e i fremiti popolari contro le ingiustizie. I contadini erano in lotta continua contro i proprietari e i liberi comuni, come Assisi, in evidente tensione contro le ingerenze dei feudatari e lo strapotere dei grandi. Ciò era giusto farlo e si faceva.
È dai tempi di Adamo che l’uomo procede in questa lotta di liberazione, lotta mai finita che impegna tutto l’uomo creato proprio per la giustizie e la perfezione della verità e dell’amore.
Ma la beatitudine era un’altra cosa.
Io, Francesco, quando ho sentito l’appello del vangelo non l’ho fatto per organizzare in Assisi una forza politica.
L’ho fatto e lo ricordo bene, per amore, gratuitamente, per il vangelo, senza contrappormi al ricco, senza bisticciare con coloro che rimanevano ricchi, senza odio di classe, soprattutto.
Non ho detto ai poveri che venivano con me che bisognava battersi per delle rivendicazioni, lottare per aumentare il salario, ma solo che saremmo stati beati anche se pestati, perseguitati o uccisi. Il vangelo mi insegnava a porre l’accento sul mistero dell’uomo più che sull’impegno».

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Casa San Girolamo apre le porte ai “Comuni fioriti”

Casa San Girolamo ha aperto le porte per accogliere, su richiesta del Comune,  persone che hanno partecipato in questi giorni alla premiazione nazionale dei Comuni fioriti, una manifestazione che punta a coinvolgere e stimolare i Comuni nel “far fiorire” i propri territori.
Il circuito nazionale dei Comuni fioriti seleziona ogni anno i migliori borghi e città fiorite di tutta la penisola che si impegnano a fiorire il loro territorio condividendo il motto “Fiorire è accogliere”. 
Sono oltre 100 i Comuni fioriti in Italia e quest’anno Spello è stato scelto come comune ospitante per la rassegna conclusiva. Oltre 500 persone provenienti da tutta Italia si sono ritrovate ai piedi del Subasio condividendo momenti di approfondimento e manifestazioni folkloristiche. A San Girolamo l’onore (e anche un po’ l’onere…) di accogliere venti dei partecipanti. Ma ci siamo trovati in sintonia per quanto riguarda lo stile dell’accoglienza, condividendo il motto appena citato. Si è creato anche con questi ospiti “occasionali” e di passaggio il clima e lo spirito di San Girolamo rispecchiando anche una frase di un sindaco durante la premiazione : “il bello aiuta a vivere le relazioni e un ambiente curato e rispettoso della natura aiuta tutta la comunità”.
Il pensiero è andato immediatamente alla cura della casa comune, alla Laudato si’. Ed è molto bello constatare come ci siano tanti Comuni, associazioni, volontari, scuole che davvero si impegnano per la cura della casa comune, magari senza aver letto l’enciclica di Francesco. Un monito, uno spunto per proseguire un impegno che ci deve vedere protagonisti nell’intrecciare relazioni, per condividere con tutti la bellezza e la ricchezza dello stare insieme come è stato ricordato dal direttore della banda di Faedo (Trento), che ha allietato la casa la sera dell’11 novembre con un bellissimo concerto a base di marce e di brani classici nella splendida cornice del Teatro Subasio.

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La Presidenza nazionale di Ac scommette sulla Casa di Spello. «Luogo di incontro tra vita laicale e ricerca spirituale»


Domenica 5 novembre si è svolta a Parma una riunione dei volontari che operano per la gestione di Casa San Girolamo, alla presenza del presidente nazionale dell’Azione cattolica Matteo Truffelli. L’incontro è stato introdotto da una relazione di don Michele Pace, delegato dalla Presidenza nazionale Ac a seguire la casa di Spello assieme al direttore, Gigi Borgiani. Di seguito riportiamo una sintesi dell’intervento di don Pace.

Le scelte più importanti, quelle che disegnano percorsi lunghi e duraturi, hanno bisogno di essere rimotivate per continuare a essere motore e orientamento del cammino. Questa consapevolezza ha portato l’ultima Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana a “riscegliere” Casa San Girolamo “come laboratorio di vita spirituale e come luogo di elaborazione culturale”: così, infatti viene definita all’interno del documento finale la casa di Spello. Essa permane, quindi, nel suo essere segno concreto di quella volontà di tutta l’associazione di “sviluppare la ricerca di strumenti e percorsi spirituali capaci di nutrire la vita di ogni persona, perché diventi passione e impegno per il mondo, a partire dall’ascolto della Parola e dalla presenza di Dio nella storia” e di “educare ragazzi, giovani e adulti a coltivare luoghi e tempi dedicati allo spirito”.
Alla luce di questi orientamenti dettati dall’Assemblea, la Presidenza nazionale di Ac si è interrogata su come poter implementare l’esperienza di Casa San Girolamo, per farla diventare sempre più punto di riferimento per tutta l’associazione. Un lavoro di pensiero che ha richiesto da prima una verifica del percorso già compiuto, di cui si è apprezzata la ricchezza, ma dal quale sono emerse anche sfide interessanti. In seconda battuta si è lavorato cercando di avere uno sguardo profetico, capace di saper vedere in questa realtà le potenzialità che possono essere sviluppate.
In prima istanza, quindi, ci si è interrogati sullo stile e sul senso che tale realtà deve mantenere. Nel portare avanti questa riflessione è emersa anzitutto la necessità che Casa San Girolamo continui a essere il “luogo della ricerca” di una vita spirituale autenticamente laicale. Per rispondere più pienamente a questa finalità dev’essere il “luogo della vita”, dove cioè è di casa tutto ciò che è vita: famiglia, lavoro, amicizia, relazione con Dio, impegno associativo…
Spello, da questo punto di vista, può essere per l’intera associazione l’opportunità di promuovere sempre di più quella “spiritualità incarnata”, che aiuti ciascun socio e non a incontrare Dio nella vita concreta, fatta di gioie e dolori, fatiche e speranze.
Per rendere concreti queste linee è sembrato importante alla Presidenza Ac ribadire l’importanza di una regola della Casa che riguardi soprattutto gli orari e le caratteristiche dei momenti che in essa si vivono. Ma è necessario anche che non viga il criterio della rigidità, sia riguardo agli orari stessi, sia riguardo ai momenti che vengono programmati e vissuti. Anche i momenti di programmazione, infatti, vissuti in quel luogo, assumono un sapore diverso e una diversa profondità e ricchezza.
Infine, facendo anche una seria verifica del lavoro già svolto, la Presidenza ha tenuto a ribadire l’importanza dell’esperienza di San Girolamo per la valorizzazione di linguaggi diversi con cui condurre la ricerca sulla spiritualità laicale. Dall’altro canto la casa può diventare punto di riferimento per la valorizzazione del territorio, sia dal punto di vista istituzionale, costruendo alleanze con comune, diocesi e altre realtà associative che agiscono sul territorio, sia dal punto di vista della valorizzazione di ricchezze artistiche e ambientali del paesaggio circostante.
Tutta la riflessione è stata portata avanti in un clima di gratitudine. Un grazie anzitutto al Signore per aver accompagnato l’associazione in questi sette anni di impegno nel recupero di questa importante esperienza di vita spirituale. Ma un grande grazie va anche a tutti i volontari che in questi anni si sono presi cura della casa con generosità e impegno. Se tale realtà è stata esperienza significativa per tante persone, soci e non, ed è cresciuta nella disponibilità e nell’offerta di momenti di forte valenza spirituale, è grazie all’impegno di tutti in vari ruoli e in varie modalità. Un grazie soprattutto a Gigi Borgiani e a don Emilio Centomo per aver coordinato con grande generosità e grande impegno tutto questo movimento. A tutti il compito di continuare questa storia e di renderla sempre di più patrimonio dell’associazione a servizio della Chiesa italiana.

don Michele Pace

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