
“Questa notte, 16 marzo, improvvisamente, il nostro fratello e fondatore Gian Carlo è tornato al Padre”. Sono i Piccoli Fratelli Jesus Caritas che, dall’abbazia di Sassovivo (Foligno), annunciano la morte di Gian Carlo Sibilia. “Con questo messaggio desideriamo rendervi partecipi di questo momento pasquale per il nostro fratello e per la nostra comunità”. La concelebrazione esequiale sarà presieduta dal vescovo di Foligno mons. Domenico Sorrentino e si terrà nella chiesa parrocchiale di Limiti di Spello, mercoledì 18 marzo alle ore 15.30. Gian Carlo sarà sepolto a Casa San Girolamo accanto a Carlo, Piero ed Ermete.
Fratel Gian Carlo Sibilia aveva 91 anni. Cresciuto nelle fila della Giac (Gioventù italiana di Azione cattolica), aveva poi scelto la via vocazionale che lo aveva portato nella famiglia spirituale di san Charles de Foucauld. Ha vissuto a lungo – fra gli anni ’60 e ’90, nella fraternità di San Girolamo, a Spello, accanto a un altro testimone della fede e dell’amore alla Chiesa, fratel Carlo Carretto. Prete dal 1970, Sibilia è stato poi fondatore dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas.
Intervistato tempo fa da Avvenire, ricordava che, oltre alla sua mamma, “un’altra persona che ha segnato fortemente il mio amore per Gesù e per la Chiesa è stato fratel Carlo Carretto. Innamorato di Gesù alla scuola di Carlo Carretto, e guidato da frère Charles, non potevo che seguirli sulle orme stesse del deserto e nello sviluppo del loro messaggio spirituale”. “Ma c’era un altro amore che andava sviluppandosi: quello per la Chiesa. Il noviziato per conoscere e crescere in quest’amore fu la Giac – la Gioventù italiana di Azione cattolica – e i vari servizi diocesani e nazionali a essa legati. Con la Giac imparai a servire la Chiesa locale”.
Attraverso la Giac conosce la figura di de Foucauld e da lì prende avvio il suo percorso vocazionale. “I Piccoli Fratelli di Jesus Caritas – spiegava – cercano di vivere il messaggio di frère Charles innanzitutto con una stretta vita fraterna, nutrita dalla preghiera di adorazione e dalla lectio divina quotidiana. Un servizio in diocesi secondo le nostre disponibilità e la richiesta del vescovo. Iniziai la mia avventura di piccolo fratello a Spello nel Convento di San Girolamo (ora è il ‘polmone spirituale’ gestito dall’Azione cattolica italiana), dove arrivai a mezzogiorno dell’Assunta del 1965, con due fratelli, uno più giovane e il secondo colpito dalla malaria cronica. Spello, con il convento francescano del ’400, doveva diventare, insieme ai 25 eremi sparsi per il Subasio, il luogo di informazione e formazione per far fare esperienza di preghiera privilegiando il silenzio e l’adorazione eucaristica. Così accadde. Per quasi venticinque anni fu un notevole riferimento spirituale ed ecclesiale per centinaia di giovani”.
Dopo la morte di Carretto, nel 1988, e il terremoto in Umbria del 1997, la fraternità Jesus Caritas prosegue il cammino a Sassovivo, mentre la comunità si pone al servizio della diocesi di Foligno e apre nuove esperienze in altri Paesi.


“Fratel Gian Carlo Sibilia è arrivato a Spello nel 1965 per iniziare con altri giovani un tempo di discernimento vocazionale presso la fraternità dei Piccoli Fratelli del Vangelo, guidato da fratel Carlo Carretto. Era un giovane che proveniva dal mondo dell’Azione cattolica ed era nei quadri della presidenza dell’associazione, innamorato della Chiesa oltre che del Signore”. È il priore generale dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas, fratel Gabriele Faraghini, a ricordare il fondatore. “Gian Carlo era entusiasmato dall’aria nuova del Concilio Vaticano II e desideroso di servirla con tutta la sua vita. Incontrandosi con fratel Piero Saffirio, che aveva questa stessa sensibilità, incoraggiati e guidati da fratel Carlo Carretto e da fratel Renè Voillaume, fondatore dei Piccoli Fratelli di Gesù e del Vangelo, iniziano a sperimentarsi in un’esperienza di fraternità al servizio della Chiesa locale vivendo per due anni a Bologna nella vivace Chiesa presieduta dal cardinale Giacomo Lercaro, il quale era molto attento al soffio dello Spirito nel Concilio”.
Fratel Faraghini prosegue nel ricordo: “Dopo questo rodaggio, è nata nella parrocchia di Santa Croce a Spello l’esperienza di vita che ha portato poi alla nostra comunità religiosa. Prendo in prestito le parole dal padre Voillaume per parlare del nostro specifico all’interno della famiglia Charles de Foucauld: ‘Vi trovo veramente tutto ciò che speravo di poter trovare un giorno nei discepoli di fratel Charles: vero inserimento nella vita anche parrocchiale, consacrandosi in tutta libertà all’evangelizzazione e poi una base monastica di vera preghiera contemplativa, perché questi due aspetti di evangelizzazione nello spirito di Charles de Foucauld e una vita contemplativa mi sembrava dovessero essere veramente incarnati ed espressi in una forma di vita simile a quella che voi inaugurate’”.
Il priore aggiunge: “Questa la bella intuizione di fratel Gian Carlo: unire alla pastorale, la vita comune e una solida base di preghiera. Speriamo, ora che è tra i nostri fratelli del Paradiso, di saper noi continuare a portare avanti questo sogno! Siamo chiamati a custodire con amore e dedizione questa eredità ora che il nostro fratello ha terminato il suo pellegrinaggio terreno e ha raggiunto la ‘fraternità del Paradiso’, come amava chiamarla lui stesso”.


“Tutta l’Azione cattolica italiana si unisce, con intensa commozione, alla preghiera della comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas che accompagna fratel Gian Carlo Sibilia nel suo abbraccio con il Risorto”. Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Ac, ricorda fratel Sibilia. “C’è un legame profondo e intenso tra l’associazione e la comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, un legame che ha radici profonde nella comune esperienza associativa, che accomunava fratel Gian Carlo e fratel Carlo Carretto, e anche nella cura di Casa San Girolamo a Spello, che l’Ac ha assunto sulle orme della comunità, condividendo lo stile dell’accoglienza e della contemplazione nella dimensione della vita ordinaria”. Notarstefano aggiunge: “Ho avuto il privilegio di incontrare in molte occasioni fratel Gian Carlo, di pregare insieme a lui e alla comunità, di ascoltare le sue memorie e di ricevere i suoi preziosi suggerimenti e affettuosi incoraggiamenti. Grazie fratel Gian Carlo, continua a rivolgere il tuo sguardo luminoso e il tuo sorriso gentile alla nostra associazione; noi custodiremo la tua memoria nella gratitudine e nell’affetto”.


“Ho incontrato fratel Gian Carlo Sibilia, di cui in precedenza avevo solo una conoscenza indiretta, nei primi mesi dell’anno 2008. Il mio mandato come presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana si sarebbe concluso poco dopo. Da lui ci era arrivata la proposta di destinare all’Ac il convento di San Girolamo, legato in modo indelebile alla testimonianza e alla memoria di fratel Carlo Carretto”. Anche Luigi Alici, già presidente nazionale di Ac dal 2005 al 2008, ricorda con affetto il fondatore dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas. “Dopo il terremoto del 1997, il convento era inagibile e la comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, di cui faceva parte anche fratel Gian Carlo, si era trasferita nell’Abbazia di Sassovivo. Nel 2008 il complesso, di proprietà del Comune di Spello, era stato opportunamente ristrutturato e non mancavano diverse richieste di poterlo ricevere in comodato d’uso. Fratel Gian Carlo Sibilia intuì, in modo davvero profetico, quale potesse essere la destinazione migliore, che consentisse di rendere quel luogo vivo, aperto, affidato a un’associazione di laici che potessero onorare in modo attivo e creativo la memoria di Carretto”.
Alici prosegue: “Andai a Spello, con una delegazione della Presidenza nazionale, personalmente più per cortesia che per convinzione. I mesi che precedevano l’Assemblea nazionale dell’Ac e il grande raduno in piazza San Pietro con Papa Benedetto XVI di per sé non aiutavano a concentrarsi su una scelta non programmata e che altri, dopo di noi, avrebbero di fatto dovuto gestire. Rivedere quegli ambienti, in cui si respirava ancora il clima di una straordinaria stagione spirituale ed ecclesiale del dopo Concilio in Italia, fu per me un’esperienza comunque emozionante, ma decisivo fu l’incontro con fratel Gian Carlo, il quale ci aprì gli occhi su un progetto che in quel momento era soltanto nella sua mente. Poche parole, semplicissime e illuminanti, per indicare una strada che veniva da lontano e già si andava disegnando dinanzi a noi”.
“Poi, continuando a passeggiare nel chiostro, da soli, mi raccontò del suo primo incontro con fratel Carlo Carretto: era arrivato a Spello con una curiosità disimpegnata, Carlo non c’era. Quasi sollevato, riprese il suo zaino e cominciò a incamminarsi verso la stazione, quando, alla fine del viale, vide avvicinarsi una macchina con Carlo che stava tornando. L’auto rallentò, scambiarono qualche parola, Carlo lo invitò con insistenza – come lui sapeva fare – a tornare indietro, solo per parlare un po’. ‘Da allora non me ne sono più andato’, concluse fr. Gian Carlo, con uno sguardo ancora luccicante. Capii il senso di quel racconto. Gli eventi straordinari accadono, bisogna coglierli al volo e non tornare più indietro”.
Il progetto si realizzò, “grazie anche alla sua mediazione con il Comune di Spello, che accolse la proposta in modo immediato e convinto – specifica Alici –. Da quel giorno nacque con fratel Gian Carlo un’autentica amicizia spirituale, libera, straordinaria. Ne seguirono esperienze di collaborazione impensabili e provvidenziali. Parole e sguardi in punta di piedi. La mitezza è una forma di fraternità generativa, che può essere anche coraggiosa, se accompagnata dalla luce giusta”.
Luigi Alici conclude: “Ricordo che dopo circa un anno, in occasione di uno degli incontri che, oggi più che mai, continuano a illuminare Casa San Girolamo, lo invitai per una testimonianza. La sera, dopo cena sentii suonare alla porta, andai ad aprire: lui era fuori e noi dentro. Il suo sogno si era realizzato. Era riuscito a fare spazio, senza abbandonare. Da allora quel sorriso gentile non ha mai smesso di accompagnarci. E continuerà ancora a farlo dal cielo, da dove i sorrisi arrivano fino a noi con un’altra luce”.






















