Msac a San Giro per una buona partenza. Lodi con il vescovo Gualtiero. La responsabilità del “Sì senza ma e senza però”

I giovani della rinnovata segreteria del Msac, Movimento studenti di Azione cattolica, hanno scelto di ritrovarsi – da venerdì 19 a domenica 21 maggio – a Casa San Girolamo come luogo di inizio del loro servizio. Luogo che in questa nuova stagione associativa per tutta l’Ac consente, nel silenzio e nella condivisione, di riflettere sulle motivazioni che sostengono la disponibilità e la scelta di assumere responsabilità nella propria vita e in quella di tutta la chiesa. Responsabilità che oggi sono relative al mondo giovanile, a quello della scuola e che domani saranno nelle scelte vocazionali di vita, nella generosità per nuovi impegni. La responsabilità del “Sì senza ma e senza però”, come ha sottolineato il vescovo, mons. Gualtiero Sigismondi, che la domenica mattina ha raggiunto il gruppo per la celebrazione delle lodi.

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A giugno weekend adultissimi: “Custodire, consegnare, generare”

In questi anni l’Azione cattolica ha scelto di abitare Casa San Girolamo di Spello (Perugia), dove riposa Carlo Carretto, per farne un luogo di vita spirituale per i laici. In Quaresima si sono svolti fine settimana di preparazione alla Pasqua; inoltre per l’intera estate la casa sarà aperta per momenti di silenzio, preghiera, condivisione, formazione.
In particolare nei giorni 9-11 giugno si terrà un weekend di spiritualità per adultissimi intitolato “Custodire, consegnare, generare”.
«Questo week end sarà l’occasione per dare voce allo Spirito che viene dall’esperienza di chi ha vissuto tanti anni e tante esperienze. Quale vita interiore per vivere bene gli anni dell’età matura? Quale vita spirituale bella e positiva per la vecchiaia? Vorremmo cercare insieme – spiegano dal settore Adulti di Ac – le attenzioni e gli orientamenti da proporre agli adultissimi per aiutarli a custodire tanti doni ricevuti; perché possano vivere con fiducia il compito di consegnare alle generazioni future il deposito di fede e di vita che hanno accumulato; per convincerli che la loro età potrà essere nuovamente generativa di sapienza, affetti e amicizie».

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Mons. Sigismondi: sull’esempio di Carretto, “scrutare il mondo così come proviamo a scrutare le Scritture”

“Quando Carretto era nel pieno del suo ‘fulgore’ io ero ancora giovane. Ma sono nato da quelle parti, i suoi testi sono stati preziosi per la mia formazione, e sento un richiamo forte per Casa San Girolamo”. Lo afferma mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente generale dell’Azione cattolica, intervistato dal Sir per l’Assemblea Ac. Il vescovo aggiunge: “Carretto vi insegnava l’ora et labora, che è un’altra formula per dire la scelta religiosa”.
“Con la visita a Spello”, effettuata appena ricevuta la nomina in Ac, “ho voluto ribadire la scelta di restare vescovo di Foligno nonostante il nuovo impegno a Roma. Inoltre con la tappa a San Girolamo ho inteso confermare che la cura della vita interiore resta al centro del mio ministero di prete e di vescovo. Come Carretto, dobbiamo scrutare il mondo così come proviamo a scrutare le Scritture”.

Per leggere l’intervista integrale: http://agensir.it/chiesa/2017/04/28/lazione-cattolica-una-scuola-di-sinodalita-mons-sigismondi-debutta-allassemblea-nazionale/

 

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Atti degli apostoli: comunità credenti e credibili

Gli Atti ci descrivono la vita della prima comunità cristiana: una comunità fatta di semplicità di cuore, di fraternità, di assiduità nella frazione del pane, di condivisione, di convivialità.
Le nostre comunità sono distanti da quella che consideriamo ideale; certo sono passati gli anni, sono cambiati i tempi ma pur resta l’elemento fondante che è la vita del Risorto in noi. Spesso ci limitiamo a una assiduità che è abitudine, precetto, chiusura. Le nostre comunità le viviamo in modo ritualistico, personale, poco missionario. Rischiamo di restare chiusi nei cenacoli incapaci di trasmettere la vita del Risorto. Fa pensare l’atteggiamento di Tommaso: è incredulo, diffidente di suo o forse la sua incredulità è dovuta in parte anche al modo con cui i suoi fratelli gli hanno raccontato l’incontro con il Signore? Continua a leggere

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Pasqua: discepoli che si incarnano nella passione e missione di Gesù

A partire dal Concilio di Nicea (325 d.C.) la Pasqua viene celebrata nella domenica seguente al primo plenilunio di primavera. La Pasqua ha radici antiche che troviamo nel Vecchio testamento: dall’offerta di primizie che i pastori nomadi facevano in primavera per propiziarsi le divinità della natura si è passati alle festa per l’uscita dall’Egitto: è questo l’evento fondante del popolo di Dio.
Pasqua è diventato termine che indica passaggio. È il passaggio di Dio nella storia; passaggio che trova la sua forza nella morte e risurrezione di Gesù e noi ci diciamo cristiani perché crediamo in questo.
Pasqua quindi è occasione di riconoscimento della nostra identità. Plenilunio, primavera sono gli elementi della natura che ci aiutano nel rientrare in noi stessi, nel mettere a fuoco il nostro essere, nel celebrare anche noi un passaggio. Passaggio a vita nuova. Come la terra riproduce e rinnova i suoi fiori e i suoi frutti anche noi dopo il tempo della conversione ci apprestiamo ad essere rigenerati e a rigenerare.
La Pasqua “buona” che auguriamo ha motivo solo nell’evento salvifico di Cristo. E il buono della Pasqua è sincero se davvero partecipiamo alle celebrazioni caratteristiche di questi giorni non come spettatori commemorativi ma come discepoli che si incarnano nella passione e missione di Gesù.
Assume così particolare importanza anche l’aspetto universale della Pasqua. Non qualcosa che ci riguarda solo personalmente ma  che dobbiamo vivere nell’orizzonte del mondo e della storia.

 

 

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