Quale grazia essere chiamati nel deserto e sentire che lì Dio ci stava aspettando per parlare al nostro cuore! È questa l’esperienza che abbiamo vissuto a Casa San Girolamo a Spello da venerdì 20 a domenica 22 marzo, accolti dai volontari che si alternano nella gestione della struttura e nell’accoglienza e che sono diventati subito amici, come tutti coloro che hanno partecipato, fratelli nella fede e nel servizio alla Chiesa attraverso l’Azione cattolica. Rimaniamo sempre stupiti quando crediamo di essere stati noi a scegliere di fermarci, di staccare dalla frenesia della vita di tutti i giorni, per scoprire invece che è il Signore che ha preparato per noi un deserto, per rivolgerci ancora e ancora la sua parola di vita, di fedeltà, di amore. Quanto avevamo bisogno di gustare la parola di Dio spezzata per noi da don Alessandro Valentino, di fare memoria del nostro cammino di fede e riscoprire nuovamente che il Signore ci ha sempre sostenuto: Lui sempre fedele, noi a volte distratti, smemorati e sfiduciati. “Il deserto è il luogo della prova, ma anche della fedeltà”, scriveva Carlo Carretto, che a Spello, lì nel Convento di San Girolamo, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita.
La sua testimonianza è più che mai attuale, non solo attraverso i tanti libri che ha pubblicato e le persone che l’hanno incontrato, ma potremmo dire che a San Girolamo, nei luoghi in cui ha vissuto e davanti alla sua tomba, si fa presente e viva. Abbiamo vissuto questi giorni in grande fraternità, accomunati dal nostro impegno, dal nostro essere di Ac, pur provenendo da tante diocesi diverse: Arezzo, Avellino, Capua, Chieti-Vasto, Imola, Nola, Padova. È questa la bellezza dell’Azione cattolica: ognuno a servizio nella propria realtà ecclesiale, ma che ci accomuna e “ci fa sentire a casa” in ogni parrocchia, in ogni diocesi e nella Chiesa.
“Qui si sente il profumo dell’Azione cattolica”: queste parole pronunciate a Casa San Girolamo, durante il ritiro della terza domenica di Quaresima (13-15 marzo), da un adultissimo aderente ‘da sempre’ possono essere una sintesi efficace dell’incontro. E non solo riferite al luogo, ma di più allo spessore di una relazione che si è creata fra i partecipanti, diversi per età e per provenienza. E la scoperta è stata proprio quella, attraverso una rilettura dei primi quattro capitoli di Genesi, di un Dio che si limita per rendere possibile la sua relazione con l’uomo e fra gli uomini. E proprio dall’incontro abbiamo riscoperto nel concreto della esperienza la verità delle parole di Vittorio Bachelet: “L’Azione cattolica è una realtà di cristiani che si conoscono, si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore”. Potremmo aggiungere che sono disposti e capaci di entrare in relazione fra loro per arricchirsi e operare così nelle diverse realtà in cui vivono per creare incontro e fratellanza.
San Girolamo non ha confini. Ecco gli amici dell’Azione cattolica di Malta che hanno trascorso qui un soggiorno ricco di amicizia, preghiera e condivisione. La Casa ha poi ospitato gli amici di Savona. Come sempre calda accoglienza, condivisione, e alla fine ringraziamenti per i bei giorni vissuti insieme.
“Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. Il transito di fratel Giancarlo al regno dei cieli avviene in questo tempo che ci prepara alla Pasqua, splendore di vita che questa liturgia esequiale riflette nei raggi di luce delle beatitudini evangeliche”. Così ha esordito mons. Domenico Sorrentino, vescovo emerito e amministratore apostolico di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, nell’omelia pronunciata oggi ai funerali di fratel Giancarlo Sibilia, fondatore dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas. La funzione è stata concelebrata nella chiesa di Limiti di Spello, da mons. Vito Piccinonna, vescovo di Rieti, e da numerosi sacerdoti. Folta la presenza dei fedeli, che hanno gremito la chiesa parrocchiale. L’omelia è stata ispirata dal Vangelo delle Beatitudini, “manifesto della felicità, una felicità alternativa a quella del mondo, ma vera felicità”, ha detto il vescovo. “In questa pagina troviamo inscritti quanti, sulle orme di Cristo, hanno fatto delle beatitudini il loro programma di vita. Come non vedere in questa luce anche la vita di fratel Giancarlo, unita al grappolo fecondo dei suoi maestri e compagni di strada, da san Carlo de Foucauld, a René Voillaume, a Carlo Carretto, e tanti altri? Nomi che ci rituffano nel tempo di grazia del Concilio Vaticano II e del movimento da esso suscitato di ritorno al Vangelo, di povertà assunta come ideale di vita per la Chiesa e per ciascun cristiano, di testimonianza e profezia nei confronti del nostro tempo”. “In Giancarlo e gli amici della sua cordata il ‘Beati i poveri’ si esprime nel ritorno al deserto. Il ‘deserto nella città’. Una profezia fatta per bilanciare le derive di un mondo stressato e stressante, rivestito di potenza tecnologica che spesso nasconde voglia di guerra anziché di pace”. Sorrentino ha poi richiamato san Francesco, le “parole d’ordine” di piccolezza e fraternità. “Piccoli fratelli, un modo nuovo di dire povertà, mitezza, misericordia, purezza di cuore”. “Per Giancarlo e i suoi amici, Spello, perla di questa nostra Chiesa di Foligno, diventa un deserto intriso di bibbia, vangelo vivente, paesaggio di colline punteggiate di eremi, dove l’esistenza sfinita dalle mille seduzioni di un ambiguo progresso trova finalmente un’oasi di pace e si ripone alla scuola del Vangelo. Carlo Carretto vi pone la sua dimora e in qualche modo la sua cattedra carismatica, compreso e incompreso, non senza i limiti della condizione umana, ma comunque testimone di un modo affascinante di essere cristiani e Chiesa nel nostro tempo. Qui il Signore dà appuntamento anche a fratel Giancarlo”. Tra i due, Carretto e Sibilia, “si instaura una sorta di simbiosi. Gli ideali sono condivisi. Le sensibilità si limano e le distanze si accorciano in progetti e impegni comuni. Quando Carretto muore, tocca a Giancarlo rilevarne l’eredità spirituale e riproporla curando la pubblicazione dei suoi scritti. Non è soltanto opera di storia e divulgazione, è opera di testimonianza e appello alle coscienze”. Quindi mons. Sorrentino ha osservato: “Tuttavia Giancarlo ha una sua autonomia carismatica. Nasce il progetto Jesus Caritas. La Casa San Girolamo, ora polmone spirituale dell’Azione cattolica, è come una fucina. Jesus Caritas nascerà senza pretese numeriche, vivendo come una comunità-famiglia, con una intensa spiritualità di contemplazione, di fraternità, di disponibilità spirituale, di accoglienza, di servizio pastorale alla Chiesa locale, ponendo il suo centro a Sassovivo e gettando un ponte verso Nazaret”. “Oggi la Chiesa di Foligno si stringe intorno alla piccola famiglia da lui fondata condividendone il dolore del distacco, ma soprattutto la fede nella risurrezione. […] Abbiamo avuto il privilegio di conoscere il sorriso, la bontà, la paternità” di fratel Giancarlo, “e ne abbiamo ricevuto una testimonianza indimenticabile. Ci pervade un sentimento di gratitudine. Siamo qui a fargli coro, ad accompagnarlo al grande incontro, a carpirne l’ultimo sorriso”. Infine: “Grazie, fratel Giancarlo, per quanto sei stato, e per l’eredità spirituale che ci lasci. Siamo sicuri che, dall’alto, vorrai riecheggiare per noi, a nostro favore, la preghiera che noi eleviamo per te, nella comunione che unisce cielo e terra, e ci fa un popolo solo animato dalla carità di Cristo”.
“Non per niente… non per caso, oggi siete passati davanti a me”. In questa frase di Carlo Carretto, che ricaviamo dal suo testo “Il deserto nella città”, possiamo collocare il senso del profondo legame che unisce l’Azione cattolica ai Piccoli Fratelli Jesus Caritas e in particolare a fratel Giancarlo Sibilia, fondatore, che ci ha lasciato in questi giorni per proseguire la vita al cospetto dell’Altissimo. Nulla avviene per caso, come amava professare Carretto riferendosi all’episodio dell’Esodo (Es, 18) vissuto da Abramo alle querce di Mamre: “Faceva caldo quel giorno… vide tre uomini… porterò un po’ d’acqua… un boccone. Non per caso… non per niente siete passati davanti me”. È il senso di una storia che continua, si ripete ogni volta che una persona o un gruppo transita per quella che oggi si chiama Casa San Girolamo e che per tanti anni è stata la casa delle fraternità che Carlo Carretto era stato incaricato di avviare (1966) e che annoverava tra i primi la presenza di Giancarlo Sibilia. Una storia fatta di relazioni e di provvidenza. Un costante intreccio di situazioni non casuali, tutte orientate a camminare nell’amore di Gesù, come amava ripetere fratel Giancarlo.
Faceva caldo a Spello quando Carretto e amici giunsero al conventino da tempo abbandonato e fatiscente; faceva caldo (e continua a fare caldo a Spello) quando nel 2009 arrivò l’Azione cattolica che aveva individuato il conventino (da tempo abbandonato a causa del terremoto del 1997 che costrinse la fraternità a migrare)come luogo in cui dare vita a quel “polmone spirituale” come fonte per la vita missionaria dall’associazione. Tutto questo guidato dalla Provvidenza che ha segnato una lunga e interminabile strada di incontri, una via per la cura di quell’interiorità che è sorgente.
Scrive Sibilia: “Quante persone ho incontrato sulla strada! Con loro ho cercato di raccontare il Vangelo, ho percorso tratti di strada con tanti fratelli ai quali non solo ho parlato di Gesù ma dai quali l’ho pure ricevuto. Ciò che mi ha reso capace di stare e camminare è stata la bontà del mio ‘beneamato fratello e Signore Gesù”, e qui si nota l’impronta determinante di san Charles de Foucauld, “che ho contemplato nel mistero della sua incarnazione e resurrezione. Cominciando sempre dalla Sorgenti che per me sono ‘il libro e il calice’ cioè la Parola e l’Eucaristia”.
Al desiderio di andare a queste sorgenti è facile imputare la scelta e l’arrivo dell’Ac al San Girolamo accolta da fratel Giancarlo e dagli altri Fratelli di Jesus Caritas con un abbraccio di gioia, di speranza, nella profonda convinzione che il San Girolamo possa davvero essere luogo di vita evangelica. Le colline della speranza sono oggi più che mai non solo abitate ma incamminate per le strade di un mondo che ha bisogno della speranza che non delude.
In questi anni quanti colloqui con fratel Giancarlo! Non solo racconti vivificanti, ricchi di affetto e spesso anche di umorismo, segno di una vita fraterna e accogliente, improntati ad uno stile semplice e cordiale. Su questi incontri abbiamo fondato il nostro stile, la nostra accoglienza, l’ospitalità per una ideale case fra le case.
“Non per caso… non per niente”, questa frase la potremmo scrivere su ogni momento della nostra vita, sui passi della storia che anche grazie all’amicizia con Giancarlo abbiamo imparato a leggere come il “tutto connesso” dell’azione di Dio creduta e vissuta insieme. Abbiamo condiviso una fraternità che non è parola di moda o lo stare semplicemente insieme, ma la consapevolezza di essere uno pur nelle distanze, pur nella differenza di luoghi e condizione di vita, riuniti in quel calice e in quel libro che ci fanno popolo di Dio.
A Spello e a Sassovivo siamo passati, e passeremo, ne parleremo… camminando insieme.
Gigi Borgiani
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