
Ci sono persone che non abbiamo potuto conoscere direttamente. La vita per qualche ragione non ci ha permesso di incrociarci, come una gentilezza mancata: nati in epoche diverse, vissuti in luoghi differenti, cresciuti in contesti a volte opposti. Eppure, a volte avviene la grazia di incontrarsi e il merito sta nelle opere che alcune persone sanno lasciare dopo di loro, le orme che la loro vita ha impresso sulla terra che abitiamo, il pensiero che hanno affidato a testi e parole. E per puro caso ci imbattiamo in loro, come è accaduto a me con fratel Carlo Carretto.
Lui moriva e io nascevo, ma questo non ci ha impedito di essere amici, anzi fratelli. Fratelli in Spirito.
Per prima cosa ho conosciuto la sua storia nell’associazione che ci ha accomunato nella giovinezza, l’Azione cattolica. Poi ho avuto la possibilità di leggere le sue parole affidate a dei testi che ho iniziato a ritenere delle opere universali, mie pietre miliari: “Lettere dal deserto” sono il mio «Piccolo principe» dell’età adulta; “Il deserto nella città” mi ha aperto gli occhi su come vivere da laico; recentemente il testo “Io, Francesco” – da poco riedito dall’editrice Ave – ha riacceso in me un canale di spiritualità che avevo messo in stand-by.
E poi ci sono le opere, i gesti concreti, le eredità tangibili: prima tra tutte Casa San Girolamo, Spello. Carlo ci ha lasciato un luogo dove tornare, dove sentirci a casa, dove puoi dormire affacciata ad una (anzi oggi 4) tombe e non aver alcun senso di angoscia perché è come dormire nella stanza accanto di un fratello, di un padre.
Casa San Girolamo non è un monastero, non è un convento e non è neanche un centro di spiritualità. È tutto questo e molto di più, perché è la casa dove tutti possono nascere alla vita, offrendosi e condividendo quella semplicità, figlia della più autentica e testimoniata Provvidenza. Un luogo in un’epoca di non-luoghi, dove la tua storia interessa, ma puoi anche non dirla, dove puoi dare, ma certamente riceverai più di quello che pensavi di donare.
Sono grata a tutti coloro che nella più totale fedeltà al progetto di fratel Carlo ancora, tutti gli anni, aprono quel portone e quelle camere e quella cucina e dicono «Sì, certo, venite vi aspettiamo!». Dove sei prezioso, perché, come una vera casa, fa fiorire i suoi abitanti! E lì spesso sto. Insieme al mio caro Fratel Carlo, che oramai penso di conoscere come uno di famiglia, davanti alla cui tomba ho passato le mie serate ad annaffiare orti e imprecare contro zanzare. Che anche questo fa parte della vita vera che si respira lì.
Alessandra (Avigliano)
[foto Stefè Grassi]














