
Francesco e Carlo. Due uomini molto diversi, separati da secoli, ma uniti dalla stessa passione: cercare Dio con tutto il cuore.
Francesco ascolta la voce del Crocifisso nella piccola chiesa di San Damiano: “Francesco, va’ e ripara la mia casa”.
Anche Carlo Carretto, nel pieno dell’impegno sociale e politico, comprende che prima di cambiare il mondo occorre sostare davanti a Dio. Per questo sceglie il deserto.
Carlo ha trascorso la sua esistenza cercando l’essenziale: nel deserto, nel silenzio, nella preghiera. Un uomo che ha cercato Dio. Un uomo che ha amato la Chiesa pur vedendone i limiti. Un uomo che ha scelto il deserto per ritrovare l’essenziale. Un uomo che ha imparato da Francesco la semplicità del Vangelo.
Questi i pensieri che hanno accompagnato le riflessioni del gruppo di Ac della diocesi di Macerata che si è ritrovata a Casa San Girolamo dal 19 al 21 giugno per un ritiro di spiritualità guidato dal suo assistente unitario don Gabriele Crucianelli e che si è concluso con la giornata di domenica insieme al Consiglio diocesano
Anche uno dei tappeti dell’Infiorata 2026 ha suscitato una profonda riflessione: san Francesco, alle pendici di un Subasio variopinto, porta sulle spalle il Tau, segno che richiama la Croce di Cristo, e percorre il cammino dalla Porziuncola all’Eremo di San Girolamo di Spello, quella “Casa” che per noi custodisce memoria, spiritualità e appartenenza associativa.
Al termine di questi giorni, il cammino di Francesco e quello di Carlo sembrano incontrarsi proprio davanti a noi: due strade diverse che conducono alla stessa sorgente, quella dell’incontro con Dio. Il loro esempio ci ricorda che ogni autentico impegno nella Chiesa e nel mondo nasce dall’ascolto, dalla preghiera e dalla ricerca dell’essenziale. Da Casa San Girolamo ripartiamo quindi con il desiderio di custodire nel cuore questa eredità spirituale, lasciandoci guidare dal Vangelo con la semplicità di Francesco e la profondità di Carlo, per continuare anche oggi a “riparare la casa” del Signore con la testimonianza della nostra vita.
Marina Rinaldi


